- La fretta non è mancanza di tempo: è una malattia dell'anima. Il termine "hurry sickness" è associato ai cardiologi Meyer Friedman e Rosenman, che nel 1974 descrivono la fretta come fattore di stress. Comer la descrive come nemica di presenza, empatia e relazioni profonde.
- Il libro propone quattro pratiche concrete: silenzio e solitudine, Sabbath (riposo deliberato), semplicità e rallentare: accessibili anche a chi lavora e ha famiglia, non solo ai monaci.
- «Ruthless» nel titolo è intenzionale: devi tagliare impegni buoni per proteggere il meglio. Ogni sì alla fretta è un no nascosto a ciò che ami davvero.
Guarda il tuo calendario di questa settimana. Non quello che avresti voluto, quello reale. Quanti spazi vuoti ci sono tra un impegno e l'altro? Quanti pasti hai consumato davanti a uno schermo? Quante conversazioni hai avuto senza controllare il telefono almeno una volta?
The Ruthless Elimination of Hurry di John Mark Comer (WaterBrook, 2019) non risponde alla domanda «come fare di più». Risponde a una domanda più scomoda: perché corri tanto, e cosa ci stai perdendo?
Comer è pastore e fondatore di Practicing the Way, organizzazione no-profit dedicata alla formazione spirituale: scrive da una prospettiva cristiana contemplativa. Ma il libro è letto anche da un pubblico non religioso: le diagnosi sul ritmo frenetico e le pratiche che propone possono essere applicate anche senza condividere il quadro teologico.
Cos'è davvero la hurry sickness?
Il termine "hurry sickness" non è una metafora. Nel 1974 i cardiologi Meyer Friedman e R.H. Rosenman pubblicano Type A Behavior and Your Heart, dove descrivono come la sensazione cronica di mancanza di tempo e l'urgenza compulsiva possano essere legate a stress cronico e a rischi per il cuore.
Comer allarga la diagnosi: la fretta non è solo stress fisiologico: è erosione di ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Calendario pieno, notifiche, multitasking, identità costruita sulla produttività: il risultato è che sei presente fisicamente ma altrove mentalmente. Con i tuoi figli. Con il tuo partner. Con te stesso.
La radice è triplice: ansia del futuro (non controlli abbastanza), confronto continuo (carriere altrui, social) e tecnologia che colonizza l'attenzione. Comer non demonizza il lavoro utile: demonizza il ritmo che ti impedisce di essere davvero presente.
I dettagli delle quattro pratiche, la struttura completa del libro e il piano in 21 giorni sono riservati ai membri del Protocollo qui sotto.
La struttura del libro
Il libro ha un prologo, un intermezzo e un epilogo, e alterna la diagnosi del problema alla proposta di un modello di vita alternativo. La struttura segue un arco preciso: diagnosi → modello → cura.
| Sezione | Contenuto |
|---|---|
| Prologo | La confessione di Comer: da pastore iper-lavoratore al collasso |
| Parte 1 | Il problema: hurry sickness, radici culturali, diagnosi individuale |
| Intermission | Il modello di vita alternativo: slow spirituality |
| Parte 2 | Le quattro pratiche: silenzio/solitudine + Sabbath + semplicità + rallentare |
| Epilogo | Come costruire ritmi sostenibili a lungo termine |
Le quattro pratiche anti-hurry
1. Silenzio e solitudine
La pratica fondante: creare spazi di silenzio intenzionale nella giornata, senza input digitali. Non meditazione zen: anche solo 10 minuti di camminata senza podcast o 15 minuti di seduta silenziosa al mattino.
Comer attinge alla tradizione contemplativa cristiana. Ma il meccanismo è comprensibile anche in termini laici: il sistema di default della mente (la rete cerebrale attiva a riposo) lavora soprattutto quando non c'è input costante. La creatività, l'intuizione e l'elaborazione emotiva trovano più spazio nel silenzio che durante lo scroll.
Come iniziare: 10 minuti prima di aprire il telefono al mattino. Niente podcast, niente musica. Solo respiro e finestra. Farlo per 14 giorni consecutivi.
2. Sabbath: il riposo come resistenza
Il Sabbath di Comer non è solo giorno libero: è interruzione deliberata della logica produttiva. Un giorno (o una mezza giornata) ogni sette in cui non produci, non consumi lavoro, non scrolli. Giochi, mangi lentamente, cammini, dormi, stai con persone che ami.
La forza della proposta sta nella misura: non un sabbatical da un mese, non una vacanza digitale da tre giorni. Una pratica settimanale, strutturale, che rende sostenibile il resto della settimana ad alta intensità.
Un test utile: se non riesci a stare alcune ore senza controllare il telefono la domenica, la dipendenza dalla fretta è probabilmente più profonda di quanto pensi. L'irrequietezza che senti è un'informazione, non un impedimento.
Come iniziare: non 24 ore. Inizia con 4 ore protette: avvisa chi devi avvisare, spegni le notifiche. Nota cosa succede dentro di te durante quelle ore. Poi espandi gradualmente.
3. Semplicità: meno impegni, non solo meno cose
Comer distingue due livelli di semplicità. Il primo è materiale: meno possessi, meno abbonamenti, meno acquisti impulsivi. Il secondo, più potente e meno discusso, è la semplicità del calendario: cancellare impegni buoni per proteggere quelli migliori.
Il messaggio che sintetizza il punto: ogni sì a un impegno in più è un no nascosto a qualcos'altro. Ogni attività aggiuntiva sottrae tempo a qualcosa d'altro. La domanda da farsi prima di accettare un nuovo impegno non è «posso farcela?» ma «cosa sacrifico accettando questo?»