In breve
- Le attività che da bambino ti facevano perdere la cognizione del tempo non erano «solo giochi»: erano i segnali più puliti della tua motivazione intrinseca, prima che scuola e aspettative la coprissero.
- Quello stato di assorbimento totale ha un nome preciso: flow, studiato dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi. Da bambini ci entriamo di continuo, da adulti lo dimentichiamo: ma la traccia resta.
- Non cercare lo scopo in un corso o in un guru. Fai archeologia della tua infanzia: ritrova i pattern di quei giochi e cerca la loro versione adulta.
La scorsa settimana mi sono ritrovato a rovistare in cantina tra le scatole di quando ero piccolo. Tra foto sbiadite e giocattoli impolverati, ho trovato una cosa che mi ha dato un pugno nello stomaco: i LEGO che adoravo da bambino. Ore intere passate a costruire, smontare, ricostruire. Ore che diventavano minuti senza che me ne accorgessi.
E lì ho capito perché oggi faccio quello che faccio: amo costruire sistemi, smontare problemi complessi, ricostruire soluzioni semplici. La stessa identica cosa di quando avevo otto anni. Quello che cerchi per trovare la tua direzione, probabilmente, non è in un libro o in un corso. È nascosto nei tuoi ricordi di bambino: solo coperto dalla polvere degli anni.
Perché ci sentiamo persi (anche con mille opzioni davanti)
Quante volte ti sei sentito senza una direzione chiara? Quante notti a chiederti «ma io cosa dovrei fare della mia vita?». Il problema quasi mai è che non hai talenti. Il problema è che hai dimenticato quando li usavi senza sforzo, perché nessuno ti aveva ancora detto che era «solo un gioco».
A un certo punto la crescita ci convince che quelle attività non contano: bisogna diventare «seri», fare cose «importanti». Così smettiamo di costruire castelli di sabbia, di disegnare per ore, di smontare ogni oggetto che ci capita in mano. Ma era proprio lì che eravamo più vicini alla nostra natura. Non stavamo giocando: stavamo facendo le prove generali del nostro modo di stare al mondo. La conseguenza di averlo dimenticato è quella sensazione sottile di vivere la vita di qualcun altro.
Cosa c'è sotto: il flow e la motivazione intrinseca
Quello stato in cui perdi la percezione del tempo perché sei totalmente assorbito ha un nome. Lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi lo ha chiamato flow: la mente è così immersa in un'attività che fatica e tempo spariscono. E indovina quando ci entriamo nel modo più naturale e frequente? Da bambini.
Il motivo è che quei giochi erano mossi da motivazione intrinseca: li facevi per il piacere dell'attività in sé, non per un voto, uno stipendio o l'approvazione di qualcuno. È la forma di motivazione più pulita e più duratura che esista: quella che da adulti cerchiamo disperatamente di ritrovare nel lavoro. La buona notizia è che non devi inventartela: hai già una mappa di dove vive, ed è la tua infanzia.
Come fare archeologia della tua infanzia
Non si tratta di nostalgia, ma di raccogliere dati su te stesso. La differenza è tutta nella domanda che ti poni. La maggior parte delle persone si chiede «cosa voglio fare da grande?»: e così finisce per copiare gli altri o inseguire mode. La domanda che funziona è un'altra: «cosa facevo naturalmente da piccolo?». La prima ti porta fuori da te, la seconda ti riporta dentro.