In breve
- La fallacia della pianificazione è la tendenza a sottostimare il tempo che richiede un compito, anche sapendo che compiti simili ci hanno già preso molto più tempo.
- Il rimedio proposto dalla ricerca è la "visione esterna": basare la previsione su come sono andati casi simili, non sulla storia che ti racconti sul piano nuovo.
- Applicata alle abitudini (è un nostro ragionamento, non una prova): prima di scrivere un piano, guarda come sono finiti gli ultimi tre.
Domenica sera. Hai davanti un foglio e un piano nuovo: allenamento, lettura, niente schermi dopo cena. Ti sembra diverso dagli altri. Ed è proprio questa sensazione, "stavolta è diverso", il punto di cui si occupa la ricerca sulla fallacia della pianificazione.
Che cos'è la fallacia della pianificazione
Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno introdotto il concetto nel 1979 («Intuitive prediction: biases and corrective procedures»). Nel 1994 Roger Buehler, Dale Griffin e Michael Ross l'hanno studiata in un articolo dal titolo esplicito: «Exploring the Planning Fallacy: Why People Underestimate Their Task Completion Times», cioè perché le persone sottostimano i tempi che impiegheranno a finire un compito.
La parte più interessante è un'altra. Secondo una sintesi della Society for Personality and Social Psychology, le persone restano ottimiste "nonostante sappiano che compiti simili hanno richiesto loro molto più tempo in passato". E tendono a ignorare la propria esperienza, almeno in parte, perché la ritengono poco rilevante per il compito nuovo.
Non è quindi solo un problema di informazioni mancanti. Il dato c'è: lo hai vissuto tu. Ma non lo usi.
Perché sapere non basta: visione interna e visione esterna
Nel 1993 Kahneman e Dan Lovallo («Timid Choices and Bold Forecasts») hanno distinto due modi di fare una previsione.
- Visione interna. Parti dal piano e dagli scenari che ti immagini: cosa farò lunedì, come andrà martedì. Di solito si parte da qui, ed è la visione che porta a previsioni ottimistiche.
- Visione esterna. Parti da casi simili già avvenuti e guardi come sono finiti. In sintesi: non "cosa succederà a me questa volta", ma "cosa succede di solito in situazioni come questa".
La sintesi della SPSP indica la visione esterna tra i rimedi principali, insieme a spezzare il piano in passi più piccoli, immaginarlo dal punto di vista di un osservatore e rendere il piano vincolante con un "se-allora" (se succede X, faccio Y).
Dal compito all'abitudine: un'estensione, non una prova
Questa ricerca riguarda le stime dei tempi di un compito. Un'abitudine è un'altra cosa: un comportamento che ripeti. Quello che segue è quindi un nostro ragionamento: se la visione esterna funziona per i compiti, ha senso provarla per i piani sulle abitudini. Non abbiamo prove che migliori la costanza.
Il ragionamento è semplice. Quando scrivi un piano nuovo usi la visione interna. Per passare alla visione esterna ti serve un dato che di solito non hai a portata di mano: come sono finiti i tuoi ultimi piani simili.
Un esercizio di quindici minuti
Ti servono un foglio e, se le hai, le tue note o il tuo calendario: così parti dai fatti scritti.
- Elenca gli ultimi tre piani simili. Per esempio le ultime tre volte che hai provato a iniziare un'abitudine di movimento, di lettura o di scrittura.
- Per ciascuno scrivi tre cose. Quanto è durato davvero (giorni). Cosa l'ha interrotto. In quale giorno o momento è successo.
- Cerca la ricorrenza. Se due piani su tre si sono rotti per la stessa ragione, quella è la tua causa più frequente. Non quella che ti sembra più probabile oggi: quella che è successa.
- Scrivi il piano nuovo in modo che sopravviva a quella causa. Non a un martedì qualunque: al motivo specifico che ha già interrotto i piani precedenti.
- Chiudi con un se-allora. "Se [la causa ricorrente succede], allora [faccio questo gesto minimo]". Un esempio, solo per capirci: "Se la giornata parte prima del previsto, allora faccio la versione di cinque minuti la sera".
Per scegliere la struttura del piano, rigida o flessibile, trovi un test di sette giorni in routine rigida o flessibile.
I limiti di questo metodo
- Non è provato sulle abitudini. La ricerca citata riguarda i tempi di completamento dei compiti. L'applicazione alle abitudini è un'ipotesi ragionevole, non un risultato.
- Tre piani sono pochi. Danno un'indicazione, non una statistica. Più tentativi hai, più il quadro è affidabile.
- Il passato non è identico al futuro. Se la tua vita è cambiata davvero (lavoro, casa, famiglia), alcuni piani vecchi potrebbero non essere confrontabili. Il punto è decidere con onestà quali lo sono, non scartarli tutti.
Per le basi su come si costruisce un'abitudine, parti dalla guida Come costruire abitudini quotidiane e dalla formula delle micro-abitudini.
Domande frequenti
Cos'è la fallacia della pianificazione?
È la tendenza a sottostimare il tempo che richiederà un compito, anche quando compiti simili in passato hanno richiesto molto più tempo. Il concetto risale a Kahneman e Tversky (1979).
La fallacia della pianificazione vale anche per le abitudini?
Le ricerche citate riguardano le stime dei tempi dei compiti. Per le abitudini l'estensione è un ragionamento plausibile, ma qui non abbiamo prove che sia efficace.
Che cos'è la visione esterna?
È un modo di fare previsioni partendo da casi simili già avvenuti e dal loro esito, invece che dagli scenari immaginati per il piano nuovo. Il termine è associato a Kahneman e Lovallo (1993).
Come si usa un "se-allora" in un piano?
Lo si scrive come una frase precisa: "Se [situazione], allora [azione]". Serve a rendere il piano vincolante. La sintesi della SPSP lo cita tra i rimedi alla fallacia della pianificazione.
Fonti
- Kahneman & Tversky (1979), «Intuitive prediction: biases and corrective procedures», TIMS Studies in Management Science 12, pp. 313–327
- Buehler, Griffin & Ross (1994), «Exploring the Planning Fallacy», Journal of Personality and Social Psychology 67(3), 366–381
- Kahneman & Lovallo (1993), «Timid Choices and Bold Forecasts», Management Science 39(1), 17–31
- Society for Personality and Social Psychology, sintesi sulla fallacia della pianificazione