In breve
- Troppo Comodi di Michael Easter: il comfort costante è una novità recentissima per la nostra specie, e ci priva della resilienza per cui siamo fatti.
- Il meccanismo è l'hormesis: piccole dosi di stress controllato (freddo, fame, sforzo, noia) rinforzano corpo e mente, invece di indebolirli.
- La cura non è soffrire a caso, ma inserire disagio volontario nella tua settimana: ed è anche la via più diretta al flow e al senso di scopo.
Hai tutto a portata di click: cibo, caldo, intrattenimento infinito, zero attese. Eppure ti senti più fragile, irrequieto, spesso giù di tono. E se non fosse nonostante tutto questo comfort, ma a causa sua?
È la tesi di Michael Easter in Troppo Comodi: la vita iper-protetta e climatizzata che diamo per scontata potrebbe essere alla radice di molti dei nostri problemi di salute fisica e mentale. Non per tornare nelle caverne, ma per riscoprire il valore del disagio scelto. Vediamo perché funziona e come usarlo.
Il comfort costante è una cosa nuovissima
La nostra specie cammina sulla Terra da 200.000–300.000 anni. Le comodità che oggi definiscono le nostre giornate: auto, climatizzatori, smartphone, cibo ultra-processato: sono in uso da un secolo o meno: una frazione infinitesimale della nostra storia. Per quasi tutto il resto del tempo, la vita dei nostri antenati è stata intrecciata col disagio: troppo caldo o troppo freddo, sforzo fisico continuo, fame frequente.
Eppure quegli antenati non affrontavano molti dei mali che affliggono noi: ansia, depressione, obesità, diabete. Easter cita gli Hadza, una tribù di cacciatori-raccoglitori della Tanzania che vive ancora in modo simile: hanno spesso fame e si muovono intensamente circa due ore e un quarto al giorno: molte volte più dell'occidentale medio. Il loro corpo è sollecitato. Il nostro, quasi mai.
Perché il disagio ti fa bene: l'hormesis
Qui sta il meccanismo che dà senso a tutto il libro. Si chiama hormesis: piccole dosi di stress controllato non ti danneggiano, ti rinforzano. È il principio dell'allenamento: il muscolo cresce perché lo affatichi: esteso a tutto l'organismo e alla mente. Il freddo, la fame temporanea, lo sforzo, persino la noia, applicati nella giusta dose, attivano risposte adattive che ti rendono più resistente.
Il problema del comfort permanente è esattamente questo: rimuovendo ogni stress, togliamo anche lo stimolo che ci tiene forti. Una vita senza attriti non è una vita facile e basta: è una vita che lentamente ci indebolisce. Ecco perché vale la pena, ogni tanto, uscire dalla zona di comfort di proposito.
Il disagio scelto è anche la porta del flow
Negli anni '60 lo psicologo Mihály Csikszentmihalyi notò che certi artisti, mentre lavoravano, sparivano dentro il compito: pensieri, fame, persino il senso di sé svanivano. Chiamò quello stato flow. Studiandolo per decenni su atleti, chirurghi, scacchisti e piloti, scoprì che richiede due condizioni precise:
- un obiettivo chiaro;
- un compito che metta alla prova i tuoi limiti: né troppo facile (noia) né troppo difficile (ansia).